554
page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,page,page-id-554,stockholm-core-1.2.2,select-child-theme-ver-1.1,select-theme-ver-5.3,ajax_fade,page_not_loaded,no_animation_on_touch,wpb-js-composer js-comp-ver-6.3.0,vc_responsive
Title Image

La Storia

Una storia unica
premio ricette pitina
La Pitina, dal 2000  Presidio Slow Food e dal 2018 prodotto tutelato della denominazione comunitaria, ha una storia che si perde nella notte dei tempi. Difficile stabilire quando è nata, perché non vi sono testimonianze scritte anteriori al 1960.  Testimonianze orali raccolte da Renata Vettorelli e da Ada Bier tra il 1978 ed il 2010 intervistando persone nate prima del 1920 sono unanimi nell’affermare che la Pitina era cibo abituale per i loro nonni e i nonni dei nonni…

 

La tradizione plurisecolare della Pitina, prodotto di nicchia oggi considerato a buon diritto tra le “star” della salumeria nazionale, ha però rischiato seriamente di andare perduta. Se ciò non è successo, buona parte del merito va riconosciuto a Mattia Trivelli. 
Nato nel 1949, scomparso nel 1992, Mattia era un macellaio, anzi: il macellaio di Tramonti di Sopra. All’inizio degli anni ’80 fu il primo ad intuire che quel cibo umile, frutto di una economia di sopravvivenza, prodotto e mangiato nell’ambito strettamente familiare, poteva incontrare il gusto del consumatore e iniziò la produzione a livello artigianale. Ma non si limitò a vendere la Pitina nella sua macelleria: andò a proporla nelle più importanti fiere della Regione, facendola apprezzare a un pubblico ben più vasto.
In onore di Mattia Trivelli, dal 2012, ogni anno si tiene un concorso organizzato dall’Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane “Lis Aganis” che vede i ristoratori del territorio impegnati per aggiudicarsi l’ambito premio per il miglior piatto con la Pitina protagonista.